Vita da Freelancer

#freelancecamp 2015: nuova formula VS ricetta originale

20/05/2015

Lo ammetto subito, capirai questo titolo verso la fine del post perché è un po’ una provocazione che uso per sottolineare la mia visione personale. Probabilmente sono in controtendenza rispetto alla mole di articoli dove l’entusiasmo, gli occhi luccicanti e i fiorellini di zucchero fanno da padroni.

L’edizione del 2015 è quella che mi ha convinta di meno rispetto a quelle del passato (frequento il Freelancecamp felicemente dal 2013) e fra poco ti dico perché, ma prima una piccola premessa…

 

Scambi d’idee tra una birretta fresca e i piedi sporchi di sabbia

Cos’è il Freelancecamp te l’ho accennato nell’articolo precedente, “Ci vediamo al #freelanceamp 2015?” quindi ti invito a seguire il link e quelli nell’articolo per farti un’idea esatta dell’evento, del programma ecc.

Per riassumere, anche quest’anno la comunità dei freelance si è riunita al Boca Barranca di Marina Romea per seguire presentazioni interessanti, conoscere bella gente e avere scambi d’idee con altri freelance.

Come dicevo, per me questa è stata la terza volta: sempre come partecipante entusiasta e con la smania di prendere appunti. Ti confesso che in futuro mi piacerebbe mettermi alla prova con un intervento e quest’anno ne avevo anche proposto uno su PostPickr, facendomi molto coraggio.

E se al prossimo #freelancecamp parlassi del metodo del freelance pigro per sopravvivere ai social? Incrociamo le dita @postpickr :D

Purtroppo lo speech non è stato scelto, quindi pazienza e mi divertirò a criticare quelli degli altri!

Nota bene: questa ultima parte delle critiche è uno scherzo, perché ogni parere nasce dal confronto con le passate edizioni del Freelancecamp e non certo da altre motivazioni. L’invidia non è proprio nelle mie corde e la considero una cosa veramente stupida.

 

3 giorni e 3 esperienze diverse

Forse perché partivo con aspettative molto alte ripensando alle passate edizioni, ma dei tre giorni del Freelancecamp quello che ho sentito “autentico”, vero ed esattamente uguale alle mie aspettative è stato il terzo, la domenica del Romagnacamp. Secondo me alla fine, quello che doveva essere dedicato più che altro a cazzeggio e divertimento, è stato il giorno più pratico e con gli speech più interessanti… A parte il palese scivolone di un intervento che poteva essere utilissimo ma che è finito con un noioso nulla di fatto, un vero peccato.

Il clima di domenica al Boca era pieno di attenzione, partecipazione e voglia di assorbire il più possibile dai relatori. Il fatto che ci fosse mooolta meno gente di sabato ha reso tutto molto più bello, soprattutto è stato più semplice parlare con le persone senza perdersi tra la folla.

E qui mi riaggancio a sabato: il Boca era pieno di gente, fin troppa per i miei gusti. E le presentazioni? In generale meno pratiche della domenica e forse un po’ deludenti per chi si aspettava concretezza, strumenti pratici e consigli da applicare. Si è parlato molto di creatività e di quanto i freelance siano eroi.

Ho raccolto alcune impressioni da chi assisteva per la prima volta (e anche da chi freelance non è) e sabato è passato come un mix di fuffa e un disperato bisogno di “raccontarsela”.

Questo mi è dispiaciuto molto, moltissimo, perché è come quando qualcuno parla male di un tuo caro amico: vorresti difendere chi ami con le unghie e con i denti ma… caspita, un po’ è vero… L’amico carissimo qualche diffettuccio ce l’ha sul serio.

Camminando all’indietro, arriviamo al primo giorno: il Workshop di Venerdì 15 Maggio. Era la novità più grande del 2015: un giorno dedicato ai freelance dove si sarebbe lavorato a testa bassa su temi importanti.

Il Palazzo dei Congressi a Ravenna è un posto fichissimo con una sala grande e seria, con le poltroncine comode e un mega-schermo per le presentazioni. Tutto molto bello e professionale ma…

Manca la spiaggia.

Certo, le persone sono sempre meravigliose, il pranzo a base di piadina è stato eccezionale, ma non era il “freelancecamp formula originale”. Era un po’ come la New Coke rispetto alla Coca-Cola formula classica: in teoria più buona, migliore sulla carta ma… Semplicemente non è “la cosa vera”.

Questa impressione l’ho avuta anche per il fatto che le singole presentazioni sono durate molto, al contrario della “formula classica” che prevede interventi veloci, frizzanti e uno dietro l’altro come le ciliegie (come è successo invece domenica). Ho sentito meno questa dilatazione temporale nel primo intervento “a staffetta” di Alessandra e Miriam, di sicuro il più bello della giornata e che ho adorato. Peccato che a partire con il botto, dopo gli altri interventi mi sono sembrati un po’ meno belli anche se apprezzabili.

Un’altra differenza tra la formula originale e il “new freelancecamp” è stato lo sdoppiamento di località, sabato e domenica.

Dovevano esserci alcuni interventi, altre attività e uno schermo per lo streaming in un altro posto vicino (che non ricordo e ora nel programma definitivo non è più scritto). Io però non ho visto lo sdoppiamento con i miei occhi perché già partivo da casa con l’intenzione di NON lasciare il Boca, anche a costo di perdere qualcosa dall’altra parte.

Questo non per pigrizia, ma per il fatto che come modalità non mi piace nemmeno nei convegni: se sei interessato a diversi argomenti sei fregato e perdi di sicuro qualcosa. Che stress.

Ultima cosa per farmi odiare definitivamente:

alla riffa dei libri ne ho vinti ben due. Ma uno l’ho regalato, quindi ho la coscienza a posto.

 

Appello per la “cosa vera”

  • Il Freelancecamp per me è un evento straordinario, portato avanti da persone straordinarie che fanno il loro lavoro con grande passione e competenza.
  • Il Freelancecamp è un’occasione unica di incontrare persone interessanti e imparare qualcosa da tutti (nel bene e nel male).
  • Il Freelancecamp è un momento di consapevolezza che noi lavoratori autonomi abbiamo bisogno di avere almeno una volta l’anno: ci ricordiamo di prendere delle pause, che abbiamo bisogno di equilibrio, che dobbiamo fare tutto noi ma che qualcuno ci aiuta anche con strumenti e dritte.
  • Il Freelancecamp è una bella occasione per fare esperienza e per farsi conoscere con un intervento, fatto bene, curato e scelto magari un po’ meno sulla fiducia e con la speranza di non farne più di uno “a botta” per dare spazio anche ad altri.

Per l’anno prossimo spero forte forte forte nel ritorno della formula originale, anche se di sicuro parteciperò pure con la nuova formula (sempre che questo post non mi costi un esilio forzato e a seguire l’edizione 2016 via Web).

 

Conclusioni anche per te che sei un dipendente o imprenditore e non te ne può fregare di meno del Freelancecamp

Da questa esperienza abbiamo tutti qualcosa da imparare…

Se le persone iniziano a conoscere e ad amare un certo prodotto, tipo la Coca-Cola o il Freelancecamp, se poi questo viene cambiato o in teoria migliorato, non è detto che le persone lo accettino.

Sai che fine ha fatto la New Coke? Quella che doveva essere (e forse lo era sul serio) molto più buona della “cosa vera” beh… Non è più sul mercato, anzi c’è stata pochissimo ed è diventata un caso di studio molto noto nell’ambiente del marketing.

Una chicca: se leggi il libro “Le 22 immutabili leggi del marketing” di Al Ries e Jack Trout, trovi proprio il caso Coca-Cola vs New Coke a pagina 107, alla legge 16, la legge della singolarità che recita:

In ogni situazione solo una mossa produce risultati sostanziali

La cosa interessante è che si parla del caso proprio mentre era in corso, anticipando quello che sarebbe successo dopo, ovvero il ritorno alla formula originale… Un passo indietro per poi farne uno in avanti (la mossa che produce risultati).

Spero di vedere questi due passi al Freelancecamp 2016 e ti invito a verificare con i tuoi occhi se sarà così o meno. Io ci spero 🙂

Ma tu, c’eri al Freelancecamp? Hai avuto delle impressioni simili alle mie o diverse? Fammelo sapere nei commenti o sui social!

 

2 Commenti

  • Rispondi rocco 20/05/2015 at 20:43

    Spero di non essere stato io l’inconcludente! 🙂

    • Rispondi admin 20/05/2015 at 20:51

      Sei uomo, quindi no 😛
      Comunque Rocco, il tuo è stato uno degli speech che ho preferito e metterò in pratica i tuoi consigli! Grazieeee! 🙂 Che poi ricordo male o questo tuo caso è stato citato da Alessandro Sportelli nel suo libro?

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